Video on demand: un successo che non si ferma mai
Non un nuovo media, non nuovi linguaggi, ma nuovi canali. Se video didn’t kill the radio star, nemmeno internet sembra avere intenzioni bellicose nei confronti del linguaggio del video e delle tv. La guerra, casomai, è quella che il proliferare di servizi on demand che sfruttano la rete sta facendo alla vecchia cara televisione installata davanti al divano in salotto.
I dati raccontano di un tempo sempre più esteso dedicato al consumo di video su dispositivi e piattaforme di intrattenimento, e sempre più numerosi sono anche i servizi, a cui corrisponde una curva crescente di abbonamenti. Secondo l’Osservatorio sulle Comunicazioni di AGCOM la fruizione dei servizi di Video on Demand (VOD), ha raggiunto un picco: a dicembre 2024 erano 15,5 milioni gli utenti paganti per i servizi VOD, oltre 400 mila in più rispetto al 2023. Questo dato non può che portare le piattaforme a trovare nuove strategie per vendere.
Fuori dal tempo e dallo spazio
La rivoluzione è ciò che spiega in parte la nuova fruizione, con tempi e spazi inediti per la vecchia tv. Ed è proprio su questo notevole cambio di passo rispetto al modo classico di fruire dei contenuti video che l’on demand cavalca la sua onda fortunata. L’esperienza a cui ormai i dispositivi mobili e la connettività pressoché costante ci hanno abituati è quella della visione scorporata da un palinsesto e personalizzata, e in movimento, anche fuori dalle mura di casa.
Grandi archivi di video, gratuiti o a pagamento, in cui navigare e tra cui scegliere quando e come vogliamo attraverso svariati device mobili, oppure smart Tv. Potremmo farlo, perché no, attraverso uno Svod, termine che sta per subscription video on demand e che rappresenta uno dei modelli di business legati all’audiovisivo di maggior successo negli ultimi tempi, tanto da scalzare le pay-tv classiche come Sky, che già presupponevano una forma di abbonamento per la visione dei video. È tempo di Netflix, Dazn, Disney+, Amazon Prime Video, le piattaforme oggi più note, che offrono archivi di contenuti tra cui anche prodotti originali.
A fianco allo Svod c’è poi anche l’Avod, ovvero Advertising-based video on demand: RaiPlay è forse l’esempio più noto e utilizzato di questo modello di business basato sull’offerta di contenuti video già trasmessi sulle reti tv e proposti in streaming gratuito grazie alla presenza della pubblicità prima del video.
Pop-corn o tecnologia?
L’esperienza della pandemia non è passata senza lasciare tracce nel mondo dell’audiovisivo, questo sebbene, a 5 anni di distanza, anche le sale cinematografiche vedano una piccola incoraggiante crescita nei numeri, come segnalava Il Sole 24 ore a inizio 2025. Siamo ormai abituati alle anteprime di film lanciate su piattaforme on demand. Il grande cinema si è trasferito insomma sul divano, il tutto grazie a una tecnologia di trasmissione che viaggia attraverso server, scaricando pacchetti di dati durante la visione del contenuto video con risultati fluidi e di qualità. Proprio come Youtube. Ma chi paragonerebbe mai Youtube, per quanto capillare e potente, all’emozione della sala buia?
L’accostamento, in fondo, non ha senso se si riflette sulla diversità di paradigma: legato al luogo e all’orario il cinema, scorporato da agganci spazio-temporali l’on-demand, che scavalca il modello “a palinsesto” cui la tv ci aveva abituati, adattandosi e tempi, bisogni e dispositivi.
Secondo il Digital Consumer Trends Survey 2021, il fenomeno dell’on demand sarebbe cresciuto sull’impulso dell’onda pandemica e si legherebbe in particolare alla generazione Z. Non è da sottovalutare, però, l’impatto dello sport, con l’allargamento dei servizi di streaming dedicati.
Dove porta il futuro?
I dati 2025 sugli abbonamenti alle piattaforme on demand sono numeri esplosivi in un panorama che, complice la velocità del mondo tecnologico e le nuove modalità di fruizione, non sembra intercettare battute d’arresto.
Le novità non si arrestano, anzi: le AI permetteranno sempre più di personalizzare contenuti e ottimizzare l’esperienza di visione, le piattaforme sono sempre più versatili e multidispositivo, e così i contenuti, che si adattano, anche cambiando lingua, per intercettare sempre più pubblico. La legge del mercato, poi, vista la concorrenza insistita, fa sì che le piattaforme propongano sempre più novità originali ed esclusive.
Alcune vecchie abitudini ritenute forme di riti sociali, come la tv o il cinema, sono ormai definitivamente mutate, trasformando il momento della visione del film in sala in una serata di visioni dal divano e on-demand, a scapito di un’abitudine consolidata e collettiva. Un bene o un male? Non è compito nostro dirlo, ma continueremo con curiosità a osservare, per cercare di capire sempre meglio da che parte va il mondo del video!